Ghettolimpo è la terra di mezzo di Mahmood

Abbiamo atteso Ghettolimpo come se non ci fosse un domani, e se lo abbiamo fatto noi posso immaginare quanto abbia atteso questo momento Mahmood che l’ha in tasca da due anni.

Se pensate di trovarci dentro una Soldi 2.0 cambiate canale, Ghettolimpo è un album pop complesso che con le mille voci di Mahmood e la sua produzione meticolosa ci trasporta in un
mondo fatto di livelli, non di canzoni, come quelli dei video game, da sempre una passione dichiarata di Alessandro.

Ricordate il Pokémon sulla cover di Gioventù Bruciata? Ecco forse questo è l’unico filo conduttore tra i due album perché a sonorità qui siamo avanti anni luce.

Ghettolimpo è un album fatto di contrasti lo dice anche il titolo, passa dalla strada alla notorietà e in mezzo porta con se tutti gli angeli e i demoni che fanno parte di questo percorso, lo stesso che ha fatto di Mahmood una star internazionale.

Non a caso nel disco ci sono solo tre feat.: Elisa in Rubini, sua maestà Woodkid in Karma e Sfera Ebbasta e Feid in Dorado ma questo lo sapete.

Questo album urla: questo sono io, prendetemi, amatemi o odiatemi senza mezze misure, perché Mahmood non è sceso a nessun compromesso per farlo. Lo abiamo intervistato:

mahmood Ghettolimpo
Ciao Alessandro, volevo intanto farti i complimenti perchè si vede che ti sei davvero fatto il mazzo per questo disco a livello di ricerca sia vocale che di produzione. Mi piace il fatto che anche se hai lavorato con produttori diversi risulti un album coeso dove viene fuori la tua personalità.
Come è stato il tuo approccio sulla struttura delle canzoni che spesso cambiano forma, penso anche al pezzo “Dei” che apre Ghettolimpo.

Ciao Marco, la verità è che questo disco io l’ho immaginato come fosse un concerto live, e mentre lo scrivevo mi immaginavo sul palco. Il disco si apre con Dei, che è una filastrocca che vuole
introdurre l’anima di Ghettolimpo, e l’ho immaginata come se a scriverla fosse stato un bambino.

Il mondo meraviglioso della mitologia greca in cui mi immergevo da bambino è una passione nata da un’enciclopedia per bambini che leggevo spesso in camera mia.

Le raffigurazioni di dei ed eroi mi hanno sempre appassionato e oggi quell’immaginario si ritrova nei miei testi. Quindi Dei è una parte di me bambino mentre la canzone che segue, Ghettolimpo, è la parte di me adulta, quella di chi fa il soldout a Madrid, che si guarda allo specchio e non si rivede.

È un passaggio quasi drastico quello da Dei a Ghettolimpo che
per me in realtà è una canzone unica. Il disco ha iniziato a prendere vita a fine 2019, poi in quarantena non sono riuscito a scrivere perchè stare chiuso in casa non mi aiutava, quindi a sentire sto disco mi fa strano perchè mi rendo conto di aver scritto queste canzoni due anni fa ma ancora oggi quando le sento percepisco che sono ancora molto attuali e dunque non mi annoiano perchè mi rappresentano ancora molto.

mahmood Ghettolimpo
Mi spieghi il tuo concetto di Ghettolimpo?

Ho iniziato a scrivere le nuove canzoni circa due anni e mezzo fa in aereo mentre andavo a Tunisi, infatti la prima canzone che ho scritto è stata proprio Baci dalla Tunisia.

Ghettolimpo è un neologismo che ho immaginato per creare una sorta di nuovo mondo che sta a metà strada tra una una cosa molto alta e una cosa molto bassa, un mondo di mezzo dove nessuno è un Dio e nessuno viene dal ghetto.

Un posto dove la normalità della vita di tutti i giorni incontra la mitologia greca di cui sono molto appassionato, grazie a mia madre che da ragazzino mi regalò una mini enciclopedia per ragazzi e dove alla fine c’è una specie di dizionario
mitologico che mi ha mandato in fissa e che leggevo sempre.

Mi parli dell’artwork del disco?

Il mito che mi rappresenta di più è quello di Narciso, anche se Narciso parla di questo amore così grande, quasi ossessivo verso se stesso, tanto da baciare il suo riflesso nell’acqua e morire
annegato. Il mio Narciso è un po’ marcio rispetto all’originale, nel senso che mi rivedo nel mio riflesso ma non mi riconosco e quindi è come vedere un immagine un po’ distorta da quella reale e credo questa cosa mia sia successa subito dopo Sanremo.

La cover è ispirata a lui e mi vede riflesso davanti a un altro me e racconto la paura di vedere un riflesso che sta cambiando, un’immagine totalmente distorta.

Ciò rappresenta il timore di allontanarsi dalle proprie origini, perdere quella scintilla di ispirazione che veniva da quello che eri, dai sacrifici fatti da te e dalla tua famiglia. Ma io ricordo e ho ben impresso le difficoltà che ho passato e non voglio dimenticare da dove vengo: voglio essere orgoglioso di dove arriverò, ma senza dimenticare cosa ho passato, e rimanere saldo alla famiglia, agli amici, all’amore. 

In Ghettolimpo convivono due anime, è un racconto  dove non esistono Dei con poteri soprannaturali, esistono umani con un’anima comune che si avventurano nella vita.

mahmood Ghettolimpo
In Ghettolimpo canti in molti modi diversi, passi da sonorità che richiamano le preghiere arabe al canto popolare sardo, me ne parli?

Mi piace il discorso della preghiera nella canzone. Ghettolimpo vuole essere un disco che si rivolge a qualcosa di più grande come gli Dei o l’Olimpo, ma allo stesso tempo è un
disco che non ha religioni infatti io sono molto legato alle sonorità arabe, mi ricordo di quando ero piccolo a Il Cairo che sentivo dagli altoparlanti le 5 preghiere della giornata e
ho cercato in qualche modo di emulare.

La canzone Ghettolimpo vuole essere una canzone religiosa ma senza religione.

T’Amo invece è un pò il nucleo di questo disco, il DNA
di questo album, ci butto dentro tutto quello che sono, dalle mie origini arrivando a mia madre, a cui non avevo mai dedicato una canzone.

La canzone è piena di riferimenti alle mie radici sarde,
perchè ho sempre parlato di radici arabe, ma ho anche delle origini sarde, infatti a casa con mia madre parlo sardo.

Per questo pezzo ho voluto creare proprio una cosa ad hoc a livello musicale: ho voluto omaggiare questo forte legame familiare e culturale inserendo nell’intro del brano le
cornamuse dei pastori sardi e il brano “No potho reposare”, che mia madre mi faceva ascoltare da piccolo e che per me è la canzone che più rappresenta la Sardegna.

Per interpretarlo ho scelto il coro femminile sardo di Orosei – paese di origine di mia mamma a cui sono legatissimo –
Intrempas, di cui fa parte mia cugina Antonellina.

Ci sono voluti sei mesi per rendere tutto perfetto, ma alla fine sono soddisfatto del risultato. Sono molto legato a questa canzone, è il gioiello del disco.

toh magazine
ph. Simona Mazzara
Parlami di Woodkid, com’è stato lavorare con uno dei geni del pop moderno, noto per essere un maniaco della perfezione?

Uh mamma mia, mi ha fatto ripetere la stessa frase in inglese per 5 ore. Mai nella vita una cosa così. L’ho amato perchè anch’io sono ossessionato dal controllo, ma lui è peggio di
me. Woodkid, l’ho conosciuto dopo una sfilata a Parigi e ci siamo scritti per circa un anno e mezzo su Instagram, poi solo dopo tutto quel tempo, con la mia faccia di culo, gli ho chiesto se volesse collaborare e lui mi ha detto di si.

Allora sono andato a Parigi due volte, è stato tutto molto lungo e difficile. Ma è stata un’esperienza che mi hanno fatto crescere
molto. È tutta una scuola per me, sempre!

Ho trovato come una simbiosi anche tra le vostre due cover, non credi?

È vero! Lui si abbraccia con un suo se stesso in maniera oscura. Sai che però non ci avevo fatto caso?!? Sto guardando adesso il suo vinile che ho qui a fianco, ed è vero che si somigliano concettualmente.

Ghettolimpo può essere definito un disco complesso ma dove complesso non sta per difficile, nel senso che è un album dove magari non ci entri subito ma al terzo ascolto lo canti. Baci dalla Tunisia è uno dei miei pezzi preferiti e devo dirti che la coda strumentale mi ha ricordato Frozen di Madonna.

Davvero? Quella canzone l’ho scritta a Cannes insieme a Josh Rosinet, un ragazzo di 17 anni che non parlava italiano o inglese ma solo francese, quindi ho cercato di farmi capire il più
possibile.. anche perchè la canzone nasce come piano e voce. Poi ho chiesto a Dardust e lui ha fatto tutto il resto insieme a Fugazza e Grilli. Sono molto felice di questo pezzo, che in realtà non volevo manco inserire nel disco, ma poi tutto è partito da li e non potevo non metterla.

Ghettolimpo si apre con Dei e chiude il cerchio con il mito di Icaro, in Icaro è Libero, è un’ altra tua musa?

Sì, attraverso il suo mito voglio raccontare l’inarrivabile, quasi l’intoccabile: nella canzone paragono la figura mitologica di Icaro ad un carcerato, accomunati dallo stesso forte desiderio: una spinta verso il raggiungimento dell’impossibile.

Si tratta di una prigione solo metaforica, una società che alle volte ti schiaccia e tenta di tarparti le ali.

“Dietro queste mura scende un cielo di cobalto / Io non vedo grigio perché guardo solo in alto” Ghettolimpo è anche questo: relegati in una situazione difficile tutti noi aspiriamo all’Olimpo, la fame e il senso di rivalsa ti permettono di guardare in alto,
e anche all’interno di quattro mura se chiudi gli occhi puoi sempre sentire il vento.

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