WOODKID: S16, tra demoni e fumi di zolfo

Se The Golden Age era la colonna sonora di un film fantasy che segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, in S16 Woodkid parla di un uomo che lotta con il suo malessere interiore, con la consapevolezza che da solo ne resterebbe sconfitto.

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Yoanne Lemoine è un degli artisti più poliedrici viventi, nato in un piccolo paese vicino a Lione è regista, grafico, designer, produttore, compositore e cantante, quando ricopre questo ruolo usa lo pseudonimo di Woodkid.

Ha diretto video per Lana del Ray, Katy Perry, Taylor Swift, Harry Styles e Rihanna. Ha composto la colonna sonora per il film Desierto di Jonás Cuarón e creato un ep insieme a Nicholas Ghesquière per Louis Vuitton nel 2019. S16, questo il titolo del nuovo album, arriva a 7 anni di distanza da The Golden Age che fu un lavoro epico, carico di percussioni, legato a un immaginario fantasy.

Un album che personalmente mi riportò nella mia adolescenza, facendomi crescere insieme al suo protagonista, in una favola senza un lieto fine.

S16 si allontana dal suo predecessore, il comun denominatore è il suo suonare epico, ma le percussioni si sono rarefatte e la musica ha preso un aspetto industriale e minimale.

E’ un album che parla di macchine, robotiche e umane, in cui il freddo dell’acciaio si scalda con la voce – il cuore – unica e sovrastante. Woodkid si è fatto un lungo viaggio mentale – per esorcizzare i suoi demoni interiori – e terreno, girando il mondo per creare un album che, come approccio nella ricerca e per la maniacalità con cui ogni suono è stato scelto, mi ha fatto pensare alla metodologia di Björk.

In effetti credo che il gene della follia sia ben radicato in entrambi anche se in modo differente. Io e Woodkid ci siamo fatti una chiacchierata su Zoom l’ultimo giorno di settembre e le aspettative che avevo sono state mantenute, tutte.

Ciao Yoann, dove ti trovi in questo momento?

Sono a Parigi nel mio studio, sto ultimando alcuni visual per la mia musica.

Questo nuovo album arriva inaspettatamente e mi ha reso felice in un periodo in cui non c’è molto da stare allegri. Come hai maturato l’idea di fare un album a 7 anni di sistanza da The Golden Age?

Ho realizzato quanto mi mancasse salire su un palco più che scrivere nuova musica, però poi mi sono trovato a scrivere musica e canzoni e a collaborare con persone che stimo.

Ad un certo punto, senza che lo avessi pianificato, tutto a cominciato a prendere forma, ad assemblarsi. Così mi sono detto: ok facciamo un disco nuovo! Così mi sono messo a studiare la condizione attuale del mondo che abitiamo, l’urgenza della mia visione sociologica e politica, qualcosa che non avevo analizzato nel mio primo album, ma questa volta mi sono sentito legittimato nel farlo.

Ho ascoltato diverse volte S16 e ora ci sono entrato dentro con entrambe le scarpe, credo che la tua intenzione sia stata quella di fare un album imponente e industriale ma con un cuore caldo, nel senso che parli di macchine ma anche di umanità, quindi di macchine umane, cosa ne pensa Woodkid?

Sì, ho deciso di creare un album industrial perché è un territorio che mi poteva ispirare su diversi fronti, sonicamente, visualmente e liricalmente.

Se parlo di mondo industriale oggi non significa parlare solo di grandi macchine metalliche, ma di chimica, microscopia, tecnologia, è un tema che si legge nell’album attraverso molti dettagli, è come se il disco ne fosse corroso, ci sono diversi suoni che danno questa impressione di attività di lavaggio e corrosione.

Ho voluto controbilanciare queste sonorità e portare qualcosa di più caldo, emozionale, è come se parlassi di canzoni d’amore guidate da demoni e la musica rappresenta il demone più grande.

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Parlando di emozioni mi sembra che a livello di testi ti sia esposto di più in prima persona. Consideri questo album un percorso più personale?

Mi piace dire che il mio primo album era un blockbuster di Hollywood, mentre questo è un thriller sci-fi che espone in modo più crudo la mia intimità. Volevo parlare delle mie debolezze, a volte penso di essere molto potente ma poi mi rendo conto che sono davvero malvagio e mi serve aiuto e supporto. È un album che celebra la bellezza che sta nel chiedere aiuto. È anche un album che parla di orgoglio.

Come si sente Woodkid quando canta queste canzoni?

Vulnerabile ma allo stesso tempo molto vero e onesto, mi sento me stesso. A volte le cose non funzionano e ci serve aiuto come quando sei super stressato e non riesci ad alzarti dal letto e capisci di aver bisogno del supporto di qualcuno, ammetterlo a se stessi non è facile.

S16 di Woodkid è un album che ha a che fare con resilienza e dipendenza dai cattivi sentimenti. 

So che sei una persona molto solitaria, quindi mi chiedo se il lockdown ha condizionato S16 o se per te era una condizione di normalità.

Mi piace molto stare da solo ma allo stesso tempo ho bisogno di essere circondato dai miei amici, mi sono mancati tantissimo, in realtà il mio album era quasi finito quando è cominciato tutto, quindi non ha alterato il concepimento del disco ma sicuramente la sua promozione. Difatti, invece di stare lì con te come avrei voluto, stiamo parlando del disco via Zoom. Però avevo molto da fare, come editare i miei video, quindi per fortuna non ho avuto molto tempo libero per pensare a quello che stava accadendo attorno a me. 

Parlando di video, cosa rappresenta questa sorta di magma nero che si vede nel video di Goliath sotto forma di una creatura gigante o nel live che hai fatto per Colors dove è un cane levriero, e che ti abbraccia nella copertina del disco? 

Se lo guardi in modo pragmatico è il risultato dello sfruttamento di ciò che l’azienda sta per originare nel primo video, è una sorta di escalation, è un materiale che può assumere diverse forme.

Voglio volutamente tenerlo aperto a qualsiasi interpretazione e mantenere una sorta di mistero, non per una mancanza di generosità ma per aprire più porte possibili nella mia musica, nella mia immaginazione, nel mio cuore, così che tu possa trasportare organicamente la tua vita in esso e trarne la tua interpretazione.

C’è chi ci ha visto la crescita dell’estrema destra in Europa, altri ci hanno visto una sfida al riscaldamento globale, altre persone hanno pensato parlassi del Covid-19, di depressione, di relazioni d’amore, puoi davvero metterci quel che vuoi, ma sono tutte forze quasi impossibili da combattere. 

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Personalmente ho pensato ad un mix di tutto quello che hai detto tranne che al Covid-19…

Sai, prima di scrivere l’album ho pensato molto alla tossicità, ne parlavo spesso con i miei amici, descrivevo un mondo immaginario in cui l’aria era tossica per colpa di una pandemia e le persone erano costrette a mettersi delle maschere per sopravvivere, a coprirsi la faccia, ero davvero concentrato su questa idea alcuni anni fa.

Ora è un pensiero che è allineato con il mondo, è stato in un certo senso una visione strana, mi sono chiesto come avrei potuto parlarne senza sembrare pazzo o un bizzarro profetico.

Era un’idea di un qualcosa che sarebbe potuto accadere in un futuro ipotetico ma mai avrei pensato che sarebbe diventato un problema globale reale. Penso fosse nell’aria da tempo. 

Cosa rappresenta il titolo S16? 

S16 è l’elemento periodico dello zolfo, 16 è la carica atomica. Durante lo sviluppo del disco ho voluto visitare molti posti nel mondo che avessero a che fare con la forza e con l’industria create dall’uomo.

Sono andato a visitare centrali nucleari, piattaforme petrolifere, miniere di carbone e complessi industriali di massa. Volevo vedere il lato del mondo più grande e intimidatorio. Volevo vedere luoghi di potere, potere come energia.

Sono stato in centrali elettriche, dighe, davvero in molti posti, dove ho realizzato a un certo punto che c’era qualcosa nello zolfo che mi affascinava.

Anche simbolicamente ha molto da dire, c’è molto da indagare sullo zolfo. Ho visto queste piramidi di zolfo ad Alberta in Canada, e c’era qualcosa di sorprendente in loro. Ho pensato che fosse interessante perché ha una risonanza simbolica.

Più costruivo attorno alla teoria lessicale del disco e delle canzoni, dei suoni e delle immagini, e più mi rendevo conto che lo zolfo poteva incarnare tutto ciò di cui volevo parlare. È un elemento fondamentale per la vita, come l’idrogeno, il carbonio e l’ossigeno, ed è anche utilizzato nell’industria come fertilizzante.

C’è un’idea di vita dietro questo, ma è anche uno dei componenti principali del gas mostarda, che è una delle armi più grossolane che gli umani abbiano prodotto e impiegato per la guerra chimica. Anche in alchimia è il simbolo del diavolo.

Quindi c’è un po’ di ambiguità, ma anche un pesante simbolismo a cui potevo attaccarmi per la narrazione del disco.

Nel centro del disco, così come alla fine, c’è un coro di bambini molto suggestivo che crea una sorta di rottura, è quasi un respiro anche se cupo, chi sono?

È il Suginami Junior Chorus di Tokyo che ho avuto modo di conoscere tramite la collaboraizone con Nicholas Ghesquière per lo show di Louis Vuitton, così sono andato in Giappone a registrare con loro.

Per me è riminescente di quel lato culturale del Giappone che mi appartiene, Akira, Final Fantasy, Ghost in the Shell, dove la musica ha una texture molto predominante e specifica e volevo farla coincidere con un altro aspetto della mia cultura, quando nei mie anni da teenager ho scoperto la minimal music americana con Philip Glass, Steve Reich e volevo che queste due culture s’incontrassero in almeno due canzoni. 

So Handsome Hello è la canzone che più mi ha sorpreso soprattutto per la tua esposizione nei testi e poi comincia con due parole in italiano “Amore Mio”, dopo averla ascoltata ho pensato una canzone esplicita sul sesso gay: fantastico!

E’ una canzone sessuale. Avevo questa idea di inserire nel disco qualcosa che parlasse di sottomissione ad una forza più grande di noi, qualcosa di soffocante per me e allo stesso tempo che raccontasse che cos’è la bellezza per la sottomissione, sull’essere controllati, volevo parlare di queste forze ambivalenti che sono allo stesso tempo positive e negative e con un sacco di cose nel mezzo, qualcosa di non binario.

Se devo essere onesto con me stesso credo sia giusto parlarne in modo crudo e diretto altrimenti tanto vale non parlarne. Capisco che è un pezzo che suona ambiguo se comparato con il resto del disco ma è solo un’altra idea, un altro colore per rappresentare queste forze enormi che noi coinsideriamo come un grande male, e di come bene e male siano spesso non binari, perché ci può essere del bene nel male in ciascuno e viceversa.

So Handsome Hello è la mia canzone preferita, la “bad ass song” del disco.

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Dovevi venire in tour a giugno, poi è slittato a novembre e ora all’autunno 2021, quanto è demotivante questa situazione?

Ah! Non vedo l’ora di tornare in tour, è l’unico vero motivo per cui faccio musica. I live mi danno l’opportunità di esprimermi fisicamente e di materializzare la mia musica in tutti i suoi livelli di scrittura. 

Ti confesso una cosa, durante il lockdown mi sono trovato a guardare dei tuoi live, in particolare l’esibizione di Volcano. Ad un certo punto mi sono messo a piangere, cosa che non faccio quasi mai e mi sono reso conto di quanto mi mancasse la musica live…

Ho no, mi dispiace un sacco!…

Non devi dispiacerti è stato liberatorio!

Sai cosa spero in mezzo a tutta questa situazione? Che i concerti in streaming non diventino la normalità, abbiamo bisogno che i cantanti possano esprimersi dal vivo con il pubblico, capisco che ora è l’unico modo e lo posso accettare, perché è comunque un modo per connettere le persone e abbiamo degli attrezzi meravigliosi per poterlo fare.

Spero davvero che quando le persone rientreranno in uno spazio per concerti realizzeranno il valore che c’è in tutto questo, soprattutto vivendo in un paese democratico dove possiamo cantare tutto quello che vogliamo senza finire in prigione, e che magari ci potremmo riconnettere in un modo più materiale, mettendo i nostri smartphone in tasca per un paio d’ore. Chiedo sempre ai miei fan di non filmare i miei show perché sapere di non essere ripreso e finire su YouTube l’indomani mi renderebbe più crudo, più vero, più libero. 

L’ultimo album di cui ti sei innamorato?

L’album della mia amica YELLE L’ Ère du Verseau, c’è una canzone che si chiama Je T’aime Ancore che trovo deliziosa. 

Woodkid S16 album cover
Woodkid “S16”