Public Toilets, Private Affairs

I cessi pubblici non hanno mai avuto una gran reputazione, ma è tempo di rivalutarli. Il fotografo francese Marc Martin ci svela vizi privati e pubbliche virtù dei pisciatoi.

Intervista di Alex Vaccani

Marc, raccontaci un po’ il tuo background.

Da parecchio tempo lavoro sul tema della mascolinità e delle sue contraddizioni. Metto in scena le zone d’ombra della sessualità, gioco coi codici della bellezza mischiando poesia e pornografia.

Qual’è stata l’ispirazione per il progetto “Public toilets and Public affairs”?

Non era mai stata fatta una indagine approfondita sull’importanza che hanno avuto i bagni pubblici sulla comunità omosessuale e sulla società in genere. I pisciatoi, malgrado la loro cattiva nomea, ospitavano una libertà sacrale: erano il luogo in cui venivano meno le barriere imposte dalle classi sociali. Volevo restituire a questi posti la sensualità perduta e sfatare gli stereotipi sul tema.

Ho apprezzato molto l’atmosfera si sente che sta per accadere qualcosa di pericoloso, vietato e sensuale. Come hai lavorato per ricreare quelle situazioni?

All’ interno dei cessi pubblici l’imprevisto, l’incognita, il pericolo erano gli ingredienti principali per l’eccitazione sessuale. Mi sono assicurato che i modelli che ho fotografato non si conoscessero tra di loro: si sono incontrati per la prima volta sul posto. Uno di loro non era neanche omosessuale. E li ho lasciati improvvisare…

Come hai scelto i luoghi e le città in cui scattare ? Li hai scelti per l’estetica o per la loro importanza storica nel cruising?

Ho avuto la fortuna di poter scendere nei vecchi cessi sotterranei della rete di trasporti pubblici di Berlino, chiusi al pubblico per più di 25 anni. Con quelle vecchie piastrelle, i disegni torbidi, questi luoghi avevano mantenuto intatta tutta la loro carica erotica. I graffiti risalgono agli anni Ottanta e Novanta e sono tracce della vita delle persone. C’è chi ci vede solo il carattere osceno e bestiale dell’omosessualità, io invece ci vedo lo slancio di desiderio. Emerge una certa poesia da queste porte piene di tracce di piscio e disegni volgari. Le ho portate al museo per farne un’installazione e hanno avuto il loro posto importante nella mostra.

Quanto pensi che sia cambiato il modo in cui le persone vivono questi luoghi? Penso agli anni d’oro del cruising, quando le app come Grindr e Scruff non esistevano …

Ho fatto affidamento sui fatti storici ma non volevo una mostra accademica. Non bisognava nemmeno cadere nella nostalgia: la nostalgia, intesa come rifugio, è pericolosa. Ridando vita a questi momenti di vita sotterranea, spero di aver restituito la dimensione emotiva che questi luoghi hanno lasciato nella memoria di chi li ha vissuti, dando anche una testimonianza ai più giovani che non hanno avuto modo di conoscere questa modalità di incontro “in real life”.

Sono stato così sorpreso quando ho letto di questa mostra: è qualcosa che non avrei mai pensato di vedere in un museo!

Portare i pisciatoi in un museo è stato un atto forte, una vittoria sacra come artista! E che sia stato un museo LGBTQ (Schwules Museum di Berlino, n.d.r.) ad ospitare il mio progetto è ancora più simbolico, perché questa sottocultura è stata a lungo sinonimo di vergogna, anche all’interno della comunità omosessuale.

Hai fatto molte interviste e ricerche per questa mostra. Vuoi condividere qualche aneddoto con noi?

Le testimonianze che ho ricevuto sono state le fondamenta di questo progetto. C’è una coppia di amici – Francesco e Maurizio, presenti anche nelle foto in mostra – che mi ha raccontato della Roma degli anni Ottanta e Novanta. C’erano moltissimi pisciatoi e il cruising era molto diffuso: tutte le stazioni ferroviarie della città erano luoghi d’incontro. Loro stessi si sono incontrati in una toilette!

Come hai scelto i modelli per lo shooting? Ho visto tra di loro uno degli interpreti del nuovo film di Noel Alejandro, ‘The End’, ed è stato divertente perché abbiamo intervistato Noel proprio sull’ultimo numero di Toh!

Si tratta di Pierre Emö, è uno dei personaggi più fotogenici che conosca. Mi ricorda la bellezza anni Settanta di personaggi come Jacques de Bascher, l’amante conteso tra Yves Saint-Laurent e Karl Lagerfeld. Come lui, Pierre Emö è un vero dandy, sexy e sorridente, ed è lui che per primo ha riscaldato l’atmosfera durante gli scatti. Gli piace giocare ed è molto spontaneo: direi che merita proprio la copertina di Toh!

Cosa pensi della reazione dello spettatore nei confronti della potenza erotica del tuo lavoro?

Sono molto fiero che il mio lavoro non lasci indifferenti, né nella testa né nelle mutande. Amo mostrare come la sessualità, persino la più nascosta, possa essere una fonte di creatività luminosa: arraparsi significa anche far funzionare i neuroni.

Il tema del cottaging è legato a doppio filo alle fantasie erotiche. Tu come ti rapporti con le tue?

Le mie prime emozioni le devo proprio ai pisciatoi della mia piccola città di provincia. Questi luoghi di passaggio hanno orientato la mia sessualità, nutrito i miei impulsi e soddisfatto la mia curiosità. Mi hanno permesso di fare degli incontri tanto improbabili quanto inaspettati. Suppongo anche che siano stati per me gli atti fondativi della mia carriera, questo omaggio era dovuto.

E per il tuo futuro, stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Sto preparando il seguito della serie “Dur Labeur” sui lavoratori manuali e sul loro sex appeal non curato. Ieri ho fotografato un contadino molto sexy mentre porta a pascolare le sue mucche tra la neve. Per scusarsi di aver macchiato con gli stivali fangosi il manto di neve, mi ha mostrato il sedere in mezzo al campo: “Ecco, la neve sarà pure sporca – ha detto – ma ho il culo bianco. Sarà un bel contrasto per le tue foto!”. Mi sembra l’attitudine giusta, non trovi?

www.marcmartin.paris

All images: © Marc Martin, 2018. Courtesy of Schwules Museum, Berlin.